"Dove vuoi andare?" fu il suo responso.
"Non lo so", rispose Alice.
"Allora", disse il gatto, "non è importante."
Fin da piccola credevo di sapere quale fosse la mia strada...bastava rimboccarsi le maniche e studiare. Volevo fare il medico, volevo essere utile, sentire quella sensazione che si prova quando si salva una persona o le si migliora la vita. Sono stata a un passo da quel sogno, anzi l'ho toccato con mano per un breve periodo di tempo, ma poi tanto più lo stringevo a me, così lo sentivo inesorabilmente sfuggirmi dalle dita. Era arrivata la stagione della bulimia...l'anticamera del mio inferno. Mi sentivo inadeguata, sempre un passo indietro agli altri, sempre legata a quel pensiero che mia madre mi aveva da anni inculcato nel cervello...magra = vincente, grassa = perdente. Il problema era che io ero sempre troppo grassa per lei, così, anche quando ero lontana da questi ingombranti pensieri materni, finivo con il sentirmi fuori posto, come se il mio stesso corpo occupasse uno spazio che non riuscivo a gestire. Il primo anno di medicina, che doveva essere un trionfo, si è trasformato in un incubo. Probabilmente non sono stata abbastanza forte per lottare, ma ero già nel baratro delle abbuffate senza senso e delle compensazioni che hanno traumatizzato il mio corpo per anni, così ho lasciato il mio sogno e ho iniziato a lavorare con i miei genitori...gli anni peggiori della mia vita...io non esistevo...esisteva una bocca che mangiava, uno stomaco che conteneva, uno stomaco che si svuotava...così è stato per otto lunghi anni...nella più completa omertà. Nessuno vedeva, nessuno sapeva, nemmeno il mio ragazzo che ormai frequentavo da parecchi anni. Non so che cosa mi abbia spinto a chiamare il centro dca della mia città...non ricordo...forse la disperazione. Ho atteso mesi per una visita, ma a posteriori ne è valsa la pena. Leggere la diagnosi di bulimia nervosa nero su bianco fece un certo effetto a tutti, che iniziarono a chiedersi se quella loro figlia solitaria e taciturna non nascondesse un segreto ancor più grande di lei. Il percorso al centro proseguì e il medico che mi aveva in cura, decise di ricoverarmi, perchè nel frattempo si era aggiunta una grave forma depressiva che mi impediva di seguire la terapia a livello ambulatoriale. I miei genitori scoprirono del ricovero pochi giorni prima...del tutto ignoranti in fatto di dca, non chiesero nemmeno. Il mio primo ricovero è iniziato il 20 maggio 2010... era il compleanno di mia madre...durante i cinque mesi che ho trascorso in reparto, ho conosciuto tante persone. Ognuna di loro mi ha regalato un pezzo del suo cuore ed è per questo che loro sono sempre con me.
Userò queste pagine per ricordarmi di loro, per rievocarli tramite episodi e momenti vissuti insieme... nessun nome...loro sono parte di me e quindi è un po' come se descrivessi me stessa.
Voglio dedicare questo post al primo medico che ho incontrato, persona di incredibile umanità e sensibilità, probabilmente se non fosse stato per lui non avrei mai intrapreso il percorso verso la luce. Grazie Goofy Feelgood!

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